No, non amo il mio corpo.

22 anni in questo corpo e la nostra relazione è ancora di amore e odio,
con una forte prevalenza per la parte amara del duo.
E non confondiamo le idee: sono femminista, amo i corpi altrui con le loro svariate diversità, ma il mio… il mio proprio no.

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La ciliegina sulla torta è stato l’altro giorno quando, dal nulla, ho constatato la presenza di alcune linee sulla pelle nuove nuove, aka smagliature.
Non sono in sovrappeso né ho avuto un cambio di peso rilevante durante la quarantena – anzi, ti direi quasi che in questi ultimi mesi, non è cambiato molto:
chiusa in ufficio prima, chiusa in casa ora, poco movimento prima, ancora meno ora.

“Amati”, “Ama il tuo corpo”, “Devi imparare ad amarti” – una pressione farcita di colori rosa, cuoricini di brillantini e un pugno viola.
La realtà è un’altra e ben diversa.
Non amo il mio corpo, e come me tantissime altre persone,
che passano le ore a cercare di nascondersi e nascondere al mondo dentro felpe enormi o in vestiti striminziti quello che non sopportano di vedere riflesso nello specchio.
Delle frasi volte a fare sentire in particolar modo noi donne più potenti e più accettate, ma che inevitabilmente sottolineano quanto l’aspetto fisico sia ciò che importa, dimenticando e tralasciando tutte quelle persone che, invece, passano anni interi, se non la vita stessa, a ricercare l’accettazione di un corpo in cui sono rinchiuse.
Che magari fosse come una casa o un vestito, che cambi e ricambi fino a trovare quello perfetto, o un tatuaggio, che ti rimane addosso per sempre ma che almeno hai scelto tu.

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Ho passato l’adolescenza in una montagna russa di emozioni, di ricerca continua di ciò che ero e ciò che non ero, e a vedere in lungo e in largo come il mio corpo cambiava. Ho anche provato a volte a contrastare certi cambiamenti, a cercare di prenderne il controllo perché il controllo emotivo del mondo che mi circondava era altamente inesistente e improbabile. Ho anche nascosto in tutti i modi che potevo quelle linee che richiamavano l’attenzione che non volevo dare a lui, il mio corpo.

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No, non lo amo. E per quanto sono consapevole di quanto pericoloso sia affermare una cosa simile nel mondo di oggi, vorrei fortemente che fosse una frase accettabile da pronunciare.
Vorrei fosse una frase come un’altra per descrivermi, che non fosse un tabù che sussurriamo nei momenti di tristezza perché “fa brutto”, “non si dice”.
Una frase che dovrebbe essere molto più comune, e che rappresenta uno status che non appartiene solo a chi è ancora giovane e non ha “ancora imparato ad amarsi” ma in cui potresti incappare anche tu. Perché inevitabilmente tutto cambia, è in un cambiamento perenne e costante, e se non vale oggi, potrebbe valere domani.
Non c’è solo l’adolescenza, ma c’è anche il famoso cambiamento dei 25 anni, e poi l’eventuale gravidanza, la vita non più fatta di palestra ma di casa-lavoro-casa, i capelli che cominciano a schiarirsi, le forme che si ammorbidiscono, la pelle che perde elasticità…
Tutto cambia e continua a cambiare, giorno dopo giorno.

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22 e rincorro ancora dietro a questo corpo in cui mi ritrovo perché, diciamocelo: devo amare il mio corpo, ma ogni giorno se ne inventa una nuova per non essere amato.
E la pressione sociale che sento, in quanto donna, di dover adorare questo corpo non mi sembra solamente un concetto patriarcale in quanto prevalentemente femminile e perché dobbiamo sentirci sì o sì orgogliose, ma anche il problema stesso.
Se non lo dovessi amare, lo odierei ancora?

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